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Nel
1896 La bohème andò dunque in scena al Teatro Regio, protagonista nuovamente
Cesira Ferrani (a lei il giorno dopo la prima Puccini donò una sua foto con la
dedica: «Alla mia vera e splendida Mimì, signorina Cesira Ferrani, riconoscente
G. Puccini») ed Evan Gorga come Rodolfo; dirigeva Arturo Toscanini. In sala
c´erano Mascagni e Franchetti, la duchessa Isabella di Genova, il conte di
Torino; un posto in platea costava 7 lire (più l´ingresso di 5 lire), il
loggione 1,50 lire. Il pubblico accolse bene l´opera, ma furono i giornali del
giorno dopo a criticarla: «La bohème, come non lascia grande impressione
sull´animo degli auditori, non lascerà grande traccia nella storia del nostro
teatro lirico, e sarà bene se l´autore, considerandola come l´errore di un
momento, proseguirà gagliardamente la strada buona e si persuaderà che questo è
stato un breve traviamento dal cammino dell´arte» scrisse Carlo Bersezio sulla "Gazzetta
piemontese". Da allora per Centododici anni i pubblici di tutti i teatri del
mondo gli danno torto applaudendo Bohème tutte le numerosissime volte che va in
scena. Ci auguriamo di ripetere il miracolo anche questa sera, buon ascolto.
 
Giacomo Puccini – Giacosa, Illica: La Bohème
Quadro
I
A Parigi nel 1830, il pittore
Marcello ed il poeta Rodolfo si trovano nella povera soffitta dove lavorano. Il
freddo è tale che sono costretti a bruciare l'ultimo dramma scritto da Rodolfo
per scaldarsi. La situazione non certo rosea non impedisce di essere allegri e
sereni; a loro si uniscono prima il filosofo Colline e poi il musicista
Schaunard, che è riuscito a comprare legna e cibo. E' la vigilia di Natale e i
quattro amici decidono di concedersi il lusso di festeggiare al Quartiere
Latino. Riescono a liberarsi del signor Benoît, il padrone di casa, con uno
stratagemma e Schaunard, Colline e Marcello escono, mentre Rodolfo resta a casa
per finire un articolo. Bussano alla porta: è Mimì, la vicina di casa cui si è
spento il lume. La invita ad entrare e, rapito dalla sua dolcezza, inizia a
corteggiarla. Si raccontano le loro vite, scoppia la passione e finalmente si
baciano. Decidono poi di raggiungere gli amici.

Quadro
II
Al Cafè Momus Rodolfo presenta Mimì ai suoi amici. Marcello non è di
buon umore: è arrivata Musetta, suo antico amore, ora legata all'anziano
Alcindoro. Anche Musetta lo vede e cerca di ingelosire il pittore; alla fine si
libera di Alcindoro e torna tra le braccia di Marcello. E Alcindoro si trova,
rientrando nel locale, solo e con il conto della combriccola da pagare.
 
Quadro
III
Mimì ha litigato per l'ennesima volta con Rodolfo; arriva alla Barriera d'Enfer
dove Marcello dipinge la facciata di un'osteria e Musetta insegna canto agli
avventori. Marcello confida a Mimì che Rodolfo si è rifugiato da lui. Fa freddo,
nevica e Mimì, che soffre di tisi, tossisce in continuazione; Marcello cerca di
convincerla a rientrare a casa, anche perchè Rodolfo si è svegliato e lo sta
raggiungendo. Mimì, invece, si nasconde e ascolta il dialogo tra i due amici:
Rodolfo finge di essere geloso di Mimì, che accusa di civettare con tutti, ma
poi confessa di amarla perdutamente e di essere profondamente preoccupato perchè
le disagiate condizioni di vita, non possono che peggiorare lo stato di salute
della giovane. Mentre si confida con l'amico, Rodolfo si accorge della presenza
di Mimì che ascolta. Vorrebbero separarsi, ma poi decidono di restare insieme
fino all'arrivo della primavera.

Quadro IV
Rodolfo e Marcello, soli nella soffitta, pensano a Mimì e Musetta. Arrivano
Colline, Schaunard e scherzano con loro di fronte al misero pasto, quando si
presenta Musetta insieme a Mimì molto ammalata e debilitata. Gli amici lasciano
soli i due innamorati che si giurano eterno amore. Musetta ha comprato un
manicotto per l'amica, che l'aveva richiesto come ultimo desiderio; Colline
vende il suo cappotto per acquistare delle medicine, ma tutto è inutile. Mimì
muore e Rodolfo, piangendo disperatamente, l'abbraccia per l'ultima volta.
  
La nostra realizzazione dell'opera, che abbiamo preparato anche con un taglio
che ci permette, senza deturpare lo spartito di eliminare la presenza del coro
nel II Quadro, è risultata emozionante, coerente, intensa, grazie anche
all'accurato lavoro effettuato dalò regista Ariele Vincenti, e dalla
disponibilità dei cantanti del cast. Gli elementi scenici sono stati integrati
con delle proiezioni che anzichè essere una riduzione dello spazio scenico ne
facevano parte integrante amplificando anche le vicende e le emozioni.
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