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ALFA Musicorum Convivium di Fausta Ciceroni e Alessio Magnaguagno
Aggiornato il giorno 24 aprile 2012
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Cari Amici, al momento di dover scrivere questa breve introduzione mi sono trovato nell’increscioso imbarazzo di dover decantare le qualità ed i benefici del vino e del bere e ho avuto l’impressione che con questo avrei fatto un’istigazione all’alcolismo. Si perché il nostro programma musicale e letterario spesso da voce all’ubriaco, e invita a più riprese a levare il calice per un ricco brindisi! Mi sono chiesto perciò come diffondere la cultura del vino e parimenti indicare nella sobrietà e nella moderazione gli strumenti per apprezzarla fino in fondo. Ed intanto che rimuginavo distillando il pensiero e vagliando gli indicatori, annotando gli aneddoti, cercando il bouquet di elementi giusto, sentivo che tutto mi era particolarmente familiare, e si badi che, sebbene mi picchi di avere una discreta cantina, e di associare sempre il vino giusto al piatto giusto, io non sono poi né un gran bevitore, né un gran conoscitore di vini. C’era però nelle mie riflessioni un’eco fortissima. Non è stato immediato, ma ad un tratto tutto mi si è chiarito: VINO=ARTE. Perché il vino come l’arte è un bene voluttuario, non necessario alla sopravvivenza biologica. Il loro dominio non è quello del necessario e nemmeno quello del quotidiano: le occasioni privilegiate in cui si consumano sono i giorni segnati in rosso, i festivi, quando si rinsaldano e si rinnovano i legami sociali e si celebra la convivialità all’insegna del superfluo, di tutto ciò che come il vino e l’arte scorre sopra. Come il vino anche l’arte ha dei costi di realizzazione enormi, per preparare un vino o uno spettacolo, si spendono energie e ricchezze nemmeno paragonabili al resto delle attività produttive, e pure non sono quotati in borsa , né costituiscono un indice economico di ricchezza di un paese. Entrambi poi vanno a riempire gli spazi del riposo dalle fatiche quotidiane, e in queste isole ed oasi temporali lo spreco diventa tanto più sfrenato quanto più povero è il quotidiano, come accadeva nella celebrazione del carnevale in tempo di carestia o di peste, allorché lo spreco e licenza proliferavano per esorcizzare il presente. E quindi si consuma l’arte ed il vino interrompendo il flusso del quotidiano, tuffandosi in un metastato dove sembra di cogliere simboli e concetti che nello stato “normale” sembriamo non riuscire a captare. E il vino come l’arte, infine, ha i suoi ministri, sacerdoti che mescono e distribuiscono al pubblico astante il loro prodotto migliore. Da ultimo voglio lasciarvi questo pensiero prima che iniziate a centellinare il nostro concerto: lasciate che Dioniso rapisca i vostri sensi, lasciatevi andare al nostro baccanale musicale, che dopo la furia irridente, sconsolata, gaudente, persa per amore, e d’amore inebriata, tornerà la quiete e la serenità. A tutti, buon ascolto… Alessio Magnaguagno |
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