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Scoprire il Canada con un viaggio organizzato

viaggi organizzati canadaIl Canada è nell’immaginario comune una terra da favola, dove la vita si svolge in maniera tranquilla, le città sono ben organizzate ed i paesaggi sono magnifici. È un Paese da cartolina caratterizzato da ampie foreste, splendidi laghi e cime dei monti innevati. Il modo migliore per visitare la meglio questo territorio  è quello di partire con un viaggio organizzato Canadain questo modo personale esperto saprà guidarvi attraverso le meraviglie locali senza perdere le mete più spettacolari.

LE GRANDI CAPITALI CULTURALI
Il tour può iniziare da Montreal, la città più importante del Québec, meta affascinante e divertente, capitale della cultura, punto di ritrovo di migliaia di giovani, ma anche ricca di aree verdi dove sedersi e rilassarsi. Il punto di partenza è la piazza Jacques-Cartier da cui può avere inizio la visita della città vecchia. Gli amanti della cultura potranno visitare musei, chiese e palazzi signorili dalle splendide architetture, frutto dell’arte francese dei secoli scorsi. Tra le varie tappe ci si può riposare all’ombra degli alberi all’interno del giardino botanico, un luogo tranquillo e rilassante. Imperdibile è la visita al Museo di Belle Arti di Montreal: all’interno di uno splendido edificio sono conservati quadri provenienti da tutto il mondo ed inerenti a molteplici correnti. Oltre a questi si trovano anche reperti archeologici che aiutano a ripercorrere la storia del luogo attraverso oggetti di uso comune. Infine un’oretta deve essere dedicata alla visita della Basilique Notre-Dame de Montreal, uno degli esempi maggiori di architettura neogotica al mondo e fulcro religioso della città.
La tappa successiva è Quebec City, la città più antica dell’America Settentrionale. L’abitato è dominato dallo splendido Chateau Frontenac, un castello simile a quello delle favole, oggi sede di un lussuoso albergo a cinque stelle; da questo luogo si arriva facilmente al belvedere con vista sull’intera città. Camminando per l’Upper Town ci si può dedicare ad un pò di shopping per i negozietti tipici, che si alternano a quelli dedicati alle grandi marche, mentre si raggiunge il Musée de la Civilisation. Ospitato all’interno di un edificio futuristico e caratterizzato da ampie vetrate e volumi contemporanei, possiede collezioni di arte contemporanea, istallazioni multimediali e tante attrazioni che aiutano a scoprire l’origine della civiltà moderna. Da qui si può far un breve salto all’Hotel de Glace, un’attrazione davvero originale, in quanto ogni stanza è decorata con sculture in ghiaccio, le stesse che si ritrovano insieme a colonne e fregi nel bar e nella discoteca.

TRA MONTAGNE, GHIACCIAI E CASCATE
La tappa ideale per gli amanti della natura e del trekking è il Jasper National Park, uno dei luoghi più magici del Canada. Fondato più di 100 anni fa è uno dei parchi nazionali più grandi del Canada. Al suo interno si possono visitare diversi ghiacciai, che fanno parte del comprensorio Columbia Icefield, ammirare cascate sensazionali e rilassarsi nelle aree termali delle Miette Hotsprings. Circa mille sono i chilometri di sentieri attrezzati e segnalati, che si snodano tra le Sunwapta Falls, il Maligne Lake e l’omonimo Canyon. Dai sentieri è possibile ammirare diverse specie animali tipiche della zona come il lupo, il puma, l’alce, il coyote ed il bighorn.
I più avventurosi potranno trascorrere un week-end al Fiordo di Saguenay dove, nell’ultima era glaciale, si è formata una profonda valle dalla quale si può ammirare il paesaggio particolarmente suggestivo all’alba ed al tramonto. Percorrendo la strada costiera si arriva direttamente al villaggio di Tadoussac, un piccolo paese edificato su terrazze ed il posto ideale per escursioni in barca. Qui è possibile dedicarsi al whalewatching, quindi si potranno osservare le balene nuotare nel loro habitat, oltre ai beluga. I più romantici potranno prenotare un viaggio organizzato che prevede una crociera sul fiume dalla durata di circa 3 ore: accompagnati dall’onnipresente brezza, si potrà osservare la costa punteggiata di alberi, specie di piante locali e gli splendidi colori di cui si tingono durante le diverse ore del giorno.

NEVE, SCI E GHIACCIO
Il tour per gli amanti degli sport invernali può continuare lungo le mete più divertenti e attrezzate del Canada. Banff è la città più caratteristica, dichiarata dal 1985 Patrimonio Mondiale e nota località termale. E’ proprio per questa sua ultima caratteristica che la città fu fondata: alcuni lavoratori impiegati nella costruzione della linea ferroviaria scorsero questo luogo e se ne innamorarono, dando vita ad un insediamento stabile. Circondata da alte montagne, come la Cascade Mountain ed il Mount Rundle, è il paradiso degli sciatori, con piste sempre innevate ed attrezzate. Qui si possono praticare molti sport invernali, essendoci la neve tutto l’anno: oltre allo sci di fondo e quello alpinistico, ci si può cimentare nel pattinaggio sul ghiaccio, lo snowboard e lo snow tubing. E’ il luogo perfetto dove fare nuove esperienze e provare avventure diverse dal solito; si possono effettuare gite sulle slitte trainate da cani, camminare con le racchette ai piedi e fare corse in motoslitta.
Da qui si può andare direttamente a Kicking Horse, la cui neve è talmente fine e soffice da essere soprannominata come ‘champagne delle powder snows’. L’umidità altissima in altura ed il clima secco più a valle permette la formazione di questo tipo di brina ghiacciata, ottima per sciare a tutta velocità: molti amanti della zona hanno tenuta segreta l’esistenza di questo posto onde evitare lo sviluppo di un turismo di massa. Nella zona sorgono numerosi hotel, bed and breakfast e baite dove trascorrere ore piacevoli davanti al fuoco del camino e sorseggiare una cioccolata calda. Tra una sciata e l’altra ci si può concedere anche un lauto pasto a base di specialità locali e pietanze della tradizione.
Infine vi è la stazione sciistica più famosa del Canada, quella di Whistler, a pochi chilometri da Vancouver. In questa località si trovano le piste più estese di tutto il continente ed è possibile praticare una gran quantità di sport. D’estate si aggiungono altre attività, tra cui bellissime escursioni lungo le pendici del monte che domina la città ed il gioco del golf. E’ il paradiso dei più e meno giovani: discoteche, bar e pub aperti tutta la notte permettono di riscaldarsi a ritmo di musica.

Alla scoperta dei murales in Sardegna

murales sardegnaAnche se pochi lo sanno la Sardegna è la patria del muralismo in Italia: infatti in alcuni dei suoi paesi si trovano alcuni dei più bei murales di tutto il mondo. Si tratta di una forma artistica nata come espressione creativa libera dei movimenti di protesta, che unisce valore estetico e sociale. In genere queste pitture sono eseguite da più persone e vi si leggono le denunce, le speranze, i malesseri e la vita quotidiana di una comunità, in cui eventi e lotte politiche si intrecciano per una cultura in perenne mostra. Le tecniche usate dai muralisti sardi sono semplici e si basano sulle normali vernici ad acqua per interni: di conseguenza i murales si deteriorano abbastanza in fretta. Questo ha portato a una precisa scelta estetica per cui i dipinti si tinteggiano di nuovo solo nel caso in cui se ne avverta il bisogno da parte della comunità: in caso contrario li si lascia scomparire pian piano. Gli stili sono molti: si va dall’impressionismo alla pittura naif, dal realismo all’iperrealismo.

Il muralismo sardo ha i suoi centri più importanti in quattro paesi: Orgosolo, Villamar, San Sperate e Serramanna. Orgosolo, piccolo centro della Barbagia, distante 18 chilometri da Nuoro, è considerato la capitale dei murales sardi in quanto si trovano in quasi ogni angolo del paese e sono ben 150: alcuni sono davvero straordinari e ogni anno sono migliaia i turisti provenienti da tutta la Sardegna, ma anche dall’Italia e dal resto del mondo, che giungono fin qui per ammirarli. Il primo murale della Sardegna fu dipinto a Orgosolo nel 1969 da Dioniso, gruppo anarchico milanese dal nome collettivo. Da allora le pitture murarie si susseguirono in numero sempre maggiore non solo in questo centro ma anche in altri paesi.

Un punto di svolta si ebbe nel 1975 quando, in occasione del 30° anniversario della Liberazione, un insegnante senese della scuola media e i suoi allievi ne realizzarono altri; successivamente diedero il loro contributo gruppi e artisti locali. Questa decisione portò un gran numero di comuni a commissionare ad artisti locali murales per rendere più belle e uniche le facciate delle case del paese. Negli anni Ottanta cominciarono a essere rappresentate scene di vita quotidiana, ad esempio pastori con le proprie greggi, uomini a cavallo, contadini con in mano la falce e donne con i propri figli. In questo modo i murales diventarono una manifestazione spontanea di una società contadina che vuole far conoscere i propri usi e tradizioni all’esterno, valorizzando al tempo stesso gli spazi urbani.

Orgosolo è quindi la prima tappa fondamentali di un itinerario alla scoperta dei murales della Sardegna, tuttavia vi sono anche altri centri che non si possono tralasciare: sono per l’appunto Villamar, Serramanna e San Sperate. Si parte da Orgosolo in direzione sud e si raggiunge Villamar nella provincia del Medio Campidano: qui queste pitture si sono diffuse a partire dal 1976 grazie a due esuli cileni Uriel Parvex e Alan Jofrè. L’anno successivo il fenomeno conobbe un vero e proprio impulso grazie a due artisti locali, Antonio Sanna e Antonio Cotza, Gruppo, al gruppo Arte e Ambiente e alla Brigata Muralista Salvador Allende. I murales di Sanna rappresentano usi, costumi e immagini di vita quotidiana locale, mentre quelli di Cotza sono davvero luminosi e colorati e raffigurano eventi storici internazionali e locali.

Serramanna si trova a soli 30 chilometri da Villamar. Anche qui il fenomeno dei murales prese piede negli anni Settanta per esprimere il disagio giovanile. Il paese si caratterizza per uno splendido murales con tema emigrazione realizzato nel 1979 dal gruppo di Ledda, Dessì, Putzolu e Arba e il cui nome è “Emigrazione è deportazione”. Da alcuni anni è iniziato un piano per rivalutare i vecchi murales. Infine si prosegue per San Sperate, paese in provincia di Cagliari: viene chiamato Paese Museo perché vi sono migliaia di murales a decorare le vie cittadine. Tutto è iniziato grazie all’attività di Pinuccio Sciola nel 1968: all’opera contribuirono tantissimi artisti provenienti da tutto il mondo e ancora oggi il comune organizza manifestazioni per abbellire il centro storico a cui partecipano numerosi writers internazionali. Altri centri sardi dove si possono ammirare i murales sono Suni, Fonni, Palau e San Gavino.

Il pane nella tradizione sarda

carasauLa panificazione in Sardegna è una tradizione ancora oggi viva che affonda le sue radici in un passato molto lontano. Nella cultura sarda il pane non era soltanto un alimento, come in tutti i popoli mediterranei, ma assumeva un importantissimo significato simbolico. La diversità tra i tipi di pane consisteva non solo negli ingredienti, ma anche in base al ceto sociale a cui era destinato e alle cerimonie per cui veniva preparato.

La panificazione domestica era un’attività prettamente femminile che prevedeva la partecipazione di tutte le donne della casa, molto spesso ci si aiutava a vicenda tra vicine e parenti e solo in certe occasioni occorreva l’intervento di una panificatrice dietro pagamento. Anche le bambine erano coinvolte nella panificazione, mentre il contributo delle donne più mature, esperte, era prezioso soprattutto durante la preparazione di pane in occasioni particolari, quali le feste religiose. Le ragazze invece erano protagoniste nella panificazione in occasione del matrimonio di una loro parente o amica. Le donne erano impegnate in tutto il ciclo della panificazione: dal lavaggio e molitura dei cereali alla loro setacciatura, proseguendo con l’impasto e la cottura.

La produzione del pane era un’operazione piuttosto complessa che richiedeva tempi lunghi di lavorazione, infatti si iniziava la sera e si finiva la mattina successiva con la cottura nel forno a pietra. Nonostante fosse un lavoro molto impegnativo veniva vissuto con gioia dalle lavoranti che ne approfittavano per raccontarsi fatti divertenti e maliziosi; per augurarsi la buona riuscita del pane, inoltre, era usanza tracciare un segno di croce sull’impasto durante la lievitazione e, nelle fasi successive, recitare delle formule rituali propiziatorie.
Nell’antica tradizione sarda generalmente i ricchi e i benestanti usavano un pane giornaliero ottenuto con farina di grano duro, mentre ai meno abbienti era destinato un tipo di pane a lunga conservazione con crusca, farina d’orzo o macinato di ghiande. I pescatori usavano le gallette ammorbidite in acqua di mare o brodo di pesce. Il pane d’orzo, nutriente ma di seconda scelta, generalmente le donne benestanti lo preparavano per la servitù, per i pastori e i contadini. Questo tipo di pane, meno costoso, aveva il pregio di conservarsi anche per mesi.
I pani giornalieri possono essere classificati in pane a pasta morbida e pane a pasta dura. I primi hanno la caratteristica di essere molto soffici, con la mollica porosa, fra questi vi sono il Moddizzosu e il Civraxu. Alla seconda tipologia appartengono invece il Pane Russu e il Coccoi, pane dalla crosta più dura e con la mollica compatta.

Un’altra classificazione, basata non sulla lavorazione ma sulla morfologia del pane, li suddivide in pani grossi e pani sottili. A questi appartiene il Carasau o Carta da musica, che in alcune zone della Sardegna prende il nome Spianata o pane d’Ozieri: sfoglie ovali o rotonde, croccanti e sottili, senza mollica. I più abbienti preparavano questo pane con semola e farina di grano duro, di ottima qualità. Il ceto medio lo otteneva con crusca, mentre i pastori con farina d’orzo: era il pane di cui si nutrivano durante i lunghi periodi della transumanza.
Il pane grosso presenta tecniche di lavorazione, decorazioni e forme diverse, come diversa è la denominazione in base alle zone dell’isola. Accanto a queste tipologie di pane vi è poi quello condito, ottenuto con l’aggiunta di olive, pomodori, ricotta, cipolle, i cui ingredienti variano in base alla stagione dell’anno.
Un’ulteriore differenza riguarda il pane destinato ai vecchi, ai bambini o agli ammalati. Delle pagnotte si ottenevano persino per gli animali usando per l’impasto gli scarti della lavorazione. Oltre al pane destinato all’alimentazione, vi era quello fatto esclusivamente come elemento decorativo, per ricordo o come porta fortuna.

Naturalmente ogni famiglia per ogni infornata preparava il tipo di pane adatto alle proprie esigenze e che variava in base alla presenza di bambini, di ammalati, di vecchi, della disponibilità economica e alla stagione dell’anno.
Il pane aveva sempre e comunque un valore sacro, per cui non veniva mai buttato, quello raffermo veniva utilizzato ammorbidito nelle zuppe.
Con l’industrializzazione la panificazione domestica in Sardegna ha subito un forte calo, ma la tradizione rimane, così come la richiesta, ultimamente sempre crescente, di pane di casareccio cotto nel forno a pietra.

Yoga i benefici sulla salute

asanaPraticato già dai tempi più antichi a partire da cinquemila anni fa e ritrovato nelle testimonianze dei reperti archeologici di molte zone della Terra, lo Yoga sembra davvero il toccasana per mente e spirito che da anni accompagna la vita dell’uomo e si prende cura del suo benessere fisico e interiore.
La pratica dello yoga ha la capacità di apportare benefici rilevanti alla salute degli individui, influenzando positivamente la longevità del corpo e ricostruendo un equilibrio ideale fra vitalità, forza ed energia. Attraverso gli esercizi di yoga, ogni persona ha la possibilità di sviluppare e sollecitare in maniera armonica tutti i muscoli del corpo, stimolando beneficamente gli organi interni, le ossa e i nervi.

La pratica dello yoga, almeno quando si tratta di hatha yoga tradizionale, è essenzialmente costituita da movimenti lenti che permettono un’ottimale distribuzione dell’energia necessaria a compierli. Niente strattoni, salti o esercizio aerobico ma una pratica ideale per ogni età e per ogni fisico.
Lo yoga, infatti, può essere definito come una disciplina curativa quanto preventiva: la sua assidua frequentazione ha la facoltà di ridurre il manifestarsi di raffreddori e problemi gastrici, oltre che costipazione, tosse e mal di gola. Attraverso gli esercizi di yoga il corpo umano viene sollecitato nella sua interezza, sia nella componente fisica, che in quella energetica e spirituale, favorendo la concentrazione e stimolando lo sviluppo e l’acutezza della memoria. Un ulteriore enorme vantaggio portato dalla pratica regolare dello yoga, infatti, è proprio la capacità di poter ridurre fortemente la quantità di stress accumulato, beneficio particolarmente apprezzato in un mondo che va sempre di fretta e che carica gli individui di forti malesseri.
Recenti studi sui biomarcatori, anche definiti come marker, dimostrano come lo yoga ha la capacità di influenzare gli elementi portanti del corpo umano, ritenendo che sia in grado di svolgere un ruolo cruciale per la salute mentale dell’uomo, al pari dei trattamenti farmacologici antidepressivi e della psicoterapia. In arrivo conferme anche dal campo scientifico, quindi, per una pratica originaria dell’oriente che si pratica ormai da millenni.

Molti scienziati di ogni parte del mondo, infatti, sono arrivati alla conclusione che lo yoga ha il potere di migliorare lo stile di vita, con un incremento del 10% nell’arco di cinque anni, specialmente se associato ad una dieta a base di cibo vegetariano e alla meditazione. Un incentivo che poterebbe convincere anche i più scettici a lasciarsi andare agli esercizi yoga.

Addentrandoci più nel dettaglio è possibile identificare alcuni esercizi benefici, capaci di donare nuova vitalità al fisico e di ristabilire il giusto equilibrio fra mente e corpo.
– Posizione del Cane a testa in Giù o Adho Mukha Svanasana. Si tratta di una delle posizioni dello yoga più conosciute e praticate. E’ una posizione di allungamento che produce effetti di ringiovanimento in tutto il corpo. L’asana apporta una buona ossigenazione al cervello, come tutte le posizioni invertite, questo permette di rilassare il cervello, una buona rigenerazione cellulare che contribuisce ad alleviare lo stress e a ridurre le prime forme di lieve depressione. Oltre a donare una sferzata di energia a tutto il corpo e a rafforzare braccia e gambe, contribuisce ad alleviare i sintomi della menopausa nelle donne e a prevenire gli effetti dell’osteoporosi.
– Verticale in appoggio sulle mani o Adho Mukha Vrksana. E’ una posizione in cui si costruisce una verticale perfetta con il proprio corpo, appoggiando le mani al suolo come nella posizione della Montagna, e sollevando le gambe in aria. Uno dei principali ostacoli alla realizzazione di questa posizione è la paura di cadere. Se si riesce, però, a lasciarsi andare senza indugi nella sua esecuzione si potrà godere di benefici di rilassatezza di tutto il corpo e di una confortevole sensazione di conquista.
– Posizione del saluto o Anjali Mudra. Questa posizione simboleggia il rispetto per il cuore, vero sigillo della propria persona. Si realizza stando comodamente seduti con le gambe incrociate e tenendo i palmi delle mani giunte all’altezza del cuore. Questa posizione ha la capacità di ridurre lo stress e l’ansia di chi la esegue, rilassa la mente e aumenta l’elasticità di dita, braccia, polsi e mani.
– Posizione della mezzaluna o Ardha Chandrasana. Si tratta di una posizione molto efficace per rafforzare gambe e caviglie, migliorare la coordinazione e l’equilibrio, ridurre lo stress e favorire i processi digestivi.

Queste sono solo alcune delle asana che se fatte costantemente permettono di migliorare la salute psicofisica.