Restauro mobili fai da te o professionale?

Un mobile antico, sia esso un tavolo, una sedia, uno scrittoio o un armadio, è un oggetto costruito tanti anni fa da un artigiano che, con impegno, sicuramente, e con passione, ha lavorato il legno ricavandone ciò che il suo estro gli suggeriva o forse ciò che gli era stato commissionato.
Il mobile giunge fino a noi dopo essere stato a lungo usato per lo scopo per il quale è stato creato.
Alcuni di questi oggetti sono in buono stato; il legno, quando regolarmente pulito e curato, ben sopporta lo scorrere del tempo e molti mobili mostrano sempre la loro bellezza.
Non sempre però questi pezzi del passato attraversano il tempo in condizioni ottimali. Spesso hanno subito trattamenti sbagliati o sono stati trascurati e abbandonati. A volte sono stati malridotti da qualcuno che in essi non ha visto altro che pezzi d’arredamento da poter modificare per adattarli a nuovi ambienti e non ha riconosciuto il loro valore e fascino.

Per salvare questi sprazzi di storia che ancora raccontano con forza tradizioni, abitudini e ricordi dei tempi andati, gli artigiani del legno dedicano la loro vita ad imparare tecniche, sperimentare rimedi e carpire dai padri come far rinascere un mobile antico, rispettando in pieno la sua storia e la sua natura.
I restauratori sono veri e propri artisti, non solo capaci di lavorare il legno, ma anche di collocare ogni pezzo nella sua epoca, condizione essenziale per poterlo trattare nel modo più corretto.
Un buon restauratore sa bene quali tecniche venivano usate nei diversi periodi storici ed in base a queste conoscenze è in grado di restaurare o datare il pezzo.
La gommalacca, ottenuta dalla secrezione di un insetto che vive nelle foreste asiatiche, è definita un polimero naturale e, dissolta in acetone o alcool, riesce a dare al legno un rivestimento di gran pregio, ma anche di grande bellezza. Questa sostanza non era usata per questi scopi prima del XVII secolo (perfezionata nel XIX) e questo è un dato da tener presente se si vuole rispettare in pieno la natura del mobile.


La patina invece, caratteristica così importante, non è rappresentata solo dalla parte superficiale del mobile, ma è molto di più.
In effetti, la buona conservazione della patina è quella che determina il pregio del mobile stesso e rovinarla significa far perdere irrimediabilmente valore al pezzo.
E’ la colorazione, o la decolorazione, del legno, la sua morbidezza al tatto, l’aspetto “vellutato”: la patina è quell’aspetto inimitabile che il tempo regala al mobile, il valore aggiunto che solo gli anni possono apportare.
Quando il mobile va ripulito o sverniciato, l’operazione deve essere sempre rispettosa della patina, altrimenti si cancella un risultato di fondamentale importanza che non sarà possibile ripristinare.
Sverniciare un mobile, lucidarlo, farlo rivivere è un lavoro, ma è anche una passione e un diletto.
Molti amano provare a rimettere a nuovo mobili ed oggetti, magari trovati in soffitta o riscoperti in qualche mercatino. E’ senz’altro possibile provarci, ma richiede un minimo di esperienza col fai da te e una buona dose di pazienza.
Il parere di un esperto, però, sarà utile per decidere se rischiare oppure no di cimentarsi nell’impresa. In genere, se il mobile è di discreto valore conviene affidarsi all’esperto, mentre se non è molto pregiato il tentativo di improvvisarsi restauratore si può fare.

Inizialmente si comincia con una pulitura assolutamente rispettosa e non troppo aggressiva. Quando non c’è bisogno di sverniciatura, la lucidatura a tampone con gommalacca richiede pazienza, ma produce risultati soddisfacenti. Si tratta di preparare una soluzione con gommalacca e alcool e, con stoffa di lino o cotone, tagliare di quadrati di 20 x 20 cm che conteranno pezzuole di lana inzuppate nel preparato con la gommalacca. Opportunamente strizzato, si passa col tampone sul legno con movimenti regolari e precisi. Non bisogna ripassare sugli stessi punti, nè fermarsi a metà. Molto importante lasciare asciugare bene tra una passata e l’altra, anche alcuni giorni. Le passate col tampone dovranno essere tre – quattro, dipende dal risultato che si vuole ottenere.
Pazienza e un po’ di manualità sono indispensabili per il buon risultato. La brillantatura è la parte conclusiva del lavoro che mostra gli effetti e riporta finalmente il legno al suo pieno splendore.

Il mobile cosi trattato diventa, oltre che molto bello, anche di grande interesse per collezionisti e semplici appassionati.
Fortunatamente esistono ancora botteghe di restauro a cui si può affidare il proprio pezzo d’arte sicuri di riaverlo nelle migliori condizioni possibili. Sono quelle botteghe a volte quasi nascoste nei centri storici delle città o semplicemente posizionate nelle stradine dei paesi, dove generazioni di veri artisti del legno ed abili ebanisti continuano da decenni, se non secoli, a portare avanti con passione un mestiere che non è dei più facili.
E’ tanta la dedizione che richiede il mestiere del restauratore e, in un’epoca in cui il tempo deve essere produttivo e l’attesa è un lusso, dove le macchine che velocizzano i lavori imperano sempre più, è solo la dedizione che consente di rispettare certi gesti, certe attese, ripetere tecniche che si appoggiano alla pazienza.
Per chi non avesse un restauratore di fiducia, il web offre una vasta scelta, alcuni siti dispongono di una vetrina con foto di mobili restaurati, inoltre alcuni offrono valutazioni gratuite e perizie di oggetti antichi, per chi volesse conoscere meglio il valore degli oggetti che possiede, e magari decida di far eseguire un restauro ad opera d’arte.
Queste botteghe consentono di far apprezzare al meglio il valore, monetario ed affettivo, dei propri mobili antichi.