Trattamento delle acque reflue

depurazione acque reflueIl trattamento delle acque reflue è un insieme di processi che vengono effettuati per abbattere la portata inquinante degli scarichi idrici e per facilitare il riutilizzo dell’acqua per le più diverse finalità. Di seguito vedremo come funziona il trattamento delle acque reflue e quali sono i processi e le infrastrutture che vi sono coinvolte.
Trattamento delle acque reflue: cos’è e perché viene realizzato
Come abbiamo anticipato, si tratta di un processo volto a depurare le acque reflue, ossia a rimuovere i componenti contaminanti dalle acque di scarto che provengono da usi civili e industriali o dai corsi d’acqua che abbiano subito l’inquinamento da sostanze organiche e/o inorganiche.

Le finalità della depurazione delle acque reflue sono molteplici, ma si può dire che lo scopo ultimo è senz’altro quello rappresentato dal tentativo di utilizzare nel modo più razionale possibile le risorse idriche. Vi sono, poi, l’esigenza di preservare l’ambiente o i processi biologici umani, vegetali e animali dalla reimmissione in circolo di acque inquinate: questo perché solitamente il terreno, il mare o i fiumi non possono accogliere sostanze inquinanti in misura maggiore alla propria capacità di auto-depurazione.

I trattamenti di depurazione delle acque reflue sono, in realtà, un insieme di processi, ciascuno destinato ad una specifica applicazione. Peraltro, molte fasi del trattamento delle acque reflue possono modificarsi a seconda della provenienza o della destinazione delle acque: così, si avranno certe fasi nel trattamento dei liquami urbani e certe altre nel caso di scarti industriali, come pure vi sarà la necessità di adottare specifici accorgimenti in presenza di inquinanti generici o, invece, di una determinata sostanza indesiderata.

Quali sono i processi del trattamento delle acque reflue?
Il prodotto finale del trattamento è rappresentato da due componenti principali. Da un lato, i liquami contenenti sostanze inquinanti vengono addensati sotto forma di fanghi. Dall’altro, il residuo effluente è dotato di caratteristiche inquinanti tali da poter essere definitivamente sversato all’interno del terreno, dei mari o dei fiumi, senza che vi siano danni all’ecosistema interessato.

L’origine delle diverse tecniche di depurazione delle acque reflue è, tutto sommato, abbastanza recente. Fino a qualche decennio fa, infatti, le acque consumate dalle industrie e dalle attività domestiche non venivano interessate da specifici interventi di purificazione: le conseguenze sono state, da un lato, l’accumulo di agenti inquinanti che hanno alterato la disponibilità di acqua corrente per lo stesso consumo umano e lo sversamento di sostanze nocive nell’ambiente; dall’altro, la necessità di porre in essere grosse spese per la costruzione di impianti di depurazione e reti fognare in grado di filtrare adeguatamente i liquidi per mantenere pura l’acqua sversata.

A fronte di ciò, il ciclo di depurazione si compone di diversi processi (meccanici, chimici e biologici), che riguardano molto spesso non soltanto le stesse acque reflue da sottoporre a trattamento, ma anche i fanghi provenienti dal ciclo di depurazione, che vengono a loro volta trattati per poterne effettuare lo smaltimento in discariche speciali o il riutilizzo per le finalità più diverse (ad esempio, il compost impiegato in agricoltura).

Le fasi del trattamento delle acque reflue
Il trattamento vero e proprio avviene nei depuratori, i quali appartengono a due famiglie principali, a seconda che siano posti al servizio degli scarichi civili o dei reflui industriali. All’interno di ciascuna linea di trattamento delle acque reflue (sia civili che industriali), si individuano poi due diverse linee di processi: la linea che concerne l’acqua in ingresso, che andrà depurata prima del suo definitivo sversamento, e la linea concernente i fanghi.

Per quanto concerne nello specifico la linea delle acque, il trattamento delle medesime è preceduto dalla raccolta dei liquami tramite appositi sistemi di fognature civili o industriali. Le acque così accantonate subiscono poi tre stadi di trattamento, all’interno di ciascuno dei quali si pongono interventi diversi:

– il pretrattamento, che comporta la rimozione fisica delle sostanze organiche sedimentabili presenti nel liquame, attraverso tecniche di grigliatura, sabbiatura, sgrassatura e sedimentazione primaria;

– il trattamento ossidativo biologico, che utilizza processi di areazione o di sedimentazione secondaria per rimuovere biologicamente le sostanze organiche presenti nei liquami;

trattamenti ulteriori, ossia quei trattamenti speciali che concernono le sostanze non abbattute durante le prime due fasi o che si impiegano a monte del processo di ossidazione (quindi, prima della seconda fase) per migliorarne gli effetti.

Una volta ottenuta la separazione dalle diverse componenti inquinante indesiderate, i liquidi ottenuti (noti come effluenti finali trattati o reflui chiarificati) vengono convogliati all’interno di condotte emissarie, che li trasportano verso le altre acque superficiali (fiumi, laghi, mari) oppure li imprimono all’interno del terreno (ad esempio, con trincee drenanti), anche per finalità legate all’irrigazione o alle esigenze industriali: è in questo modo che si ottiene un reimpiego delle acque purificate.

Viceversa, per quanto concerne la linea fanghi, va premesso che questi ultimi non sono altro che lo scarto delle acque reflue chiarificate, ossia quanto rimosso attraverso le diverse fasi del trattamento di depurazione. Ebbene, tali fanghi vengono sottoposti ad un processo di disidratazione che ha il duplice scopo di ridurre l’acqua contenuta e il volume. Ciò permette da un lato di rendere imputrescibili le componenti organiche presenti, nonché di uccidere gli eventuali organismi patogeni presenti; dall’altro, di accumulare in minore spazio il materiale così ottenuto, così da favorire lo smaltimento finale sia in termini di minori costi che di maggior protezione per l’ambiente.